Luna
Luna dela Vendemmia
Luna Nuova
Illuminazione: 0,7%
Prossima luna piena:
23 settembre 2010 03:47
Lavori del mese
Calendario
Precedente primo quarto di luna: 17 agosto 05:52
Precedente luna piena: 24 agosto 15:03
Precedente ultimo quarto di luna: 1 settembre 00:14
Precedente luna nuova: 8 settembre 09:25
Prossimo primo quarto di luna: 15 settembre 18:36
Prossima luna piena: 23 settembre 03:47
Prossimo ultimo quarto di luna: 30 settembre 12:58
Prossima luna nuova: 7 ottobre 22:09
Sondaggio
Ti piace la nuova grafica del sito?
Nel forum:
0 utenti registrati
0 utenti nascosti
1 guest
Online:nessuno
Introduzione storica
di Hamelin
La radice dei miti e delle leggende, il rapporto tra la realtà storica e il folklore, è un tema su cui da molto tempo si confrontano studiosi autorevoli provenienti da diverse discipline: storici, antropologi, folkloristi, studiosi di letteratura e di linguistica. I nomi di V. Propp, J. C. Schmitt, C. Levi-Strauss, K. Briggs, G. Dumézil, J. Frazer sono solo alcuni tra i più notevoli e danno un’idea dell’importanza raggiunta dal dibattito su questo tema.
La nascita delle creature “fantastiche”, intese come creature non accettate nelle classificazioni degli zoologi, viene fatta risalire dai diversi studiosi a credenze primordiali (come i giganti), a fraintendimenti di racconti di viaggiatori (come i cinocefali o gli unicorni), al rinvenimento di ossa appartenute ad animali estinti (come i draghi), a patologie (come i vampiri) e ad altre cause razionalizzabili e comprensibili attraverso il linguaggio della scienza; ma la persistenza attraverso i secoli delle storie legate a queste creature e l’esistenza ancora ai nostri giorni (seppure in casi ormai rari) di presunti avvistamenti sfida qualsiasi spiegazione razionale e mantiene in vita il sogno (o la convinzione) che il lato nascosto della natura ancora affianchi l’evoluzione umana senza lasciarsi sconfiggere da essa.
Per quanto riguarda il Piccolo Popolo, le spiegazioni avanzate dagli studiosi chiamano in causa la religione, la storia delle migrazioni, l’archeologia. In un breve saggio H. P. Lovecraft osservava che la bassa statura generalmente accordata al Piccolo Popolo potrebbe derivare dal rinvenimento di tombe, manufatti e abitazioni appartenenti alle popolazioni vissute in Europa in epoca preistorica: popolazioni di statura ridotta le cui ossa e case possono suggerire l’esistenza di esseri simili agli umani ma piccoli e abituati a frequentare luoghi nascosti e sotterranei. Certamente chi ha visitato i forti preistorici dell’Irlanda o le domus de janas e le tombe megalitiche della Sardegna può capire bene quanto queste strutture possano essere interpretate come abitazioni di minuscoli esseri umanoidi.
Alcune tradizioni irlandesi, invece, identificano i fairies come un vero e proprio popolo, i Tuatha De Danann, protagonista di un’antichissima colonizzazione dell’isola; in un racconto raccolto da J. Stephens, per esempio, l’immortale Tuan ricorda il ciclo delle proprie reincarnazioni legando ogni metamorfosi ad una delle successive colonizzazioni dell’Irlanda.
Altri, invece, hanno spiegato l’esistenza dei folletti con la degradazione nella cultura popolare delle divinità celtiche venerate prima dell’avvento del cristianesimo: come il fauno, che in un romanzo di P. Anderson si rifugia nei boschi per sfuggire alla potenza del nuovo Dio, i folletti sarebbero antiche divinità legate alle fonti, agli alberi, ai diversi aspetti della natura. I forti residui di religiosità pagana ancora presenti in Irlanda, come il culto tributato ai pozzi sacri o la sovrapposizione di luoghi cristiani ai luoghi pagani, testimoniano l’inerzia delle antiche tradizioni: le leggende potrebbero avere conservato una memoria mutata e fraintesa delle prime divinità venerate dai celti. Tuttavia non si può generalizzare presentando il rapporto tra cristianesimo e Piccolo Popolo come un conflitto inevitabile: ci sono tradizioni che affermano il contrario. In alcune leggende, per esempio una ricordata anche da Y. M. Bercé in una sua opera, il popolo sotterraneo si dichiara vassallo di re Artù, il quale incarna la figura ideale del re cristiano; così, se in buona parte della tradizione (vedi il poema “I vagabondaggi di Oisin” di W. B. Yeats) il popolo dei sidhe è stato spodestato e cacciato dal cristianesimo, a volte capita che questo popolo sia semplicemente subalterno, nascosto nell’ombra per una sorta di “peccato originale” (l’essere per esempio stati nascosti all’occhio di Dio o l’aver mantenuto una posizione neutrale durante la ribellione di Lucifero) o per innata timidezza.
Altre creature hanno sollevato dibattiti che durano da secoli. I lupi mannari, per esempio, sono legati ad una tradizione diffusa in tutta l’Europa e in altre zone del globo. Queste creature nel folklore europeo hanno all’inizio un ruolo benevolo (combattere le streghe per difendere i raccolti) e solo in un secondo momento diventano un pericolo per l’uomo; la loro origine è da ricercare secondo alcuni nelle tradizioni dei guerrieri lupo longobardi e nei berserkir scandinavi, secondo altri nei riti dello sciamanesimo tesi ad identificarsi con l’animale attraverso l’estasi. Esaminando il caso dell’uomo dei lupi, un giovane russo studiato da Freud che riconosceva per questa nevrosi un’origine traumatica (l’aver assistito in età infantile al rapporto sessuale tra i genitori), Carlo Ginzburg ha rilevato l’enorme portata della tradizione leggendaria russa nell’insorgere della convinzione di possedere un legame stretto con il lupo.
Ma proprio questo caso induce ad una riflessione. Il giovane russo era nato avvolto nell’amnio (“nato con la camicia”) intorno al giorno di Natale, caratteristiche che secondo il folklore europeo segnano la nascita del lupo mannaro; se da un lato si può pensare che la vecchia nutrice avesse ossessionato il bambino con le leggende legate alla sua particolare condizione di nascita, si può anche porre una domanda… e se non fossero state le leggende a creare il lupo mannaro ma il contrario?